Egloga I
"Dove vai con tanta fretta, o Nerio, tanto che
le tue scarpe sembrano sfiorare il suolo?
Conduci forse a brucare il gregge nelle valli d'Orfento
oppure porti alla fonte d'Aorta a lavare i montoni?"
"Vado invece all'inps, o Corintone,
lì m'hanno detto ch'arriva la parca indennità
al misero disoccupato licenziato per fallimento
di un sistema annoso e dannoso"
"Di certo non t'invidio, o Nerio, tu
dal gravoso lavoro esiliato, a cinquant'anni
è nube che oscura il sole, ma dimmi
che farai ora che incombe la crisi?
"Comprerei, con l'onesta pentola del risparmio
un buon tratto di terra, qui dapresso
in questa zona, a confine con le tue,
qui, semmai, spingeremmo cotidianamente
le lascive pecorelle sui declivi, tra querceoli
tamarischi e lecci ascolteremmo la dea ridere;
di notte sacrificheremmo una grassa vitella
e girerebbero montone arrostito e vini spumosi"
"Anche se non qui, o Nerio, conizza e melissa
profumata crescono e non qui l'acqua è buona
per le lane e per i becchi; tuttavia, se a te piace,
intercederò presso Jolla, se quello non ha
già chiuso i canali e tutti i prati sono ora secchi!"
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L'autore
paolo corinto tiberio
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
Commenti (1)
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carla composto23 maggio 2012
Egloga 2012 ... lirica agreste riportata ai giorni nostri estremamente interesssante ed originale... con tutti i problemi del nostro quotidiano ben trattati... licenziamenti di persone ancor giovani... fortunato chi può con un po' di terra far fronte ai bisogni quotidiani... complimenti di cuore ps spero che il bravo poeta non sia un severo giudice per la mia chiave di lettura...
