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Riflessioni 2 giugno 2012 · lettura 3 min · 4570 letture

Amarcord (come eravamo)

Carlo Fracassi 469 poesie pubblicate
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Ai tempi della mia prima infanzia d’inverno erano opachi i vetri d’ogni casa ma non la speranza e se il perché mi chiederete giusta risposta in breve, avrete. Né doppie finestre, né termosifone scaldava quelle fredde mura, c’era solo una mamma che sin dal mattino con grande amore e cura accendeva il fuoco, affinché il suo calor permettesse il cucinare e per tutto il dì fino a sera riscaldare. Io sui vetri di vapor opachi disegnavo uccellini, casette e paesaggi, quelli erano i miei primi giochi, i primi assaggi, e mentre nella pentola in bollore sulla stufa borbottava un brodo di legumi, fugace il giorno scivolava a sera al tepor del foco e primi lumi. Alla veglia, chi novellando, chi a carte giocando, lente e serene scorrevano le ore; pure sorella radio ci teneva compagnia col Festival della canzone, ed accorata e candida volava in quel di Trieste la colomba della liberazione. Quelli erano giorni che insieme al fuoco si riaccendeva la speranza in un mondo migliore, passate della guerra le sventure, perché forti di una nuova, sana e robusta Costituzione, anche se la vita ancor era assai spartana e quel poco che c’era si divideva equamente alla romana. Alle domeniche e ai dì di festa comandati s’indossava il vestito rivoltato dello zio, quello col taschino a destra della giacca, e per curar la tosse si beveva acqua, calda e zuccherata, attinta dalla caldaia della stufa, senza fare tante storie e tante mosse a ufa. Or i vetri delle case non sono più opachi come allora, perché c’è il termo e doppie imposte, i bambini non sono falcidiati dalla tosse, ma su di essi, in futuro, graveranno nuove tasse da pagare, in luogo di chi d’orecchi è duro e non ci vuol proprio sentire. Dentro casa fa un gran caldo ma freddo in fondo al cuore, il bicchiere è rimasto mezzo vuoto, benché in ogni dove ci sia più d’un televisore, perché fra disoccupazione e alienazione la fiducia nel Bel Paese se n’è ita in altro loco, se n’è ita altrove; sembra persa la partita e oltre i bei cristalli trasparenti, al giorno d’oggi, scorgi, ahimè, grigiore, viver opaco e cupi sentimenti!
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L'autore
Carlo Fracassi

Sono orso e socievole, allegro ed ombroso, romantico e cinico. Nella vita non si ama una volta sola ed ho una speciale vocazione per l’amore platonico. Cerco ancora la donna del sogno ma l’aspetto senza uscire di casa. Inizialmente, scrivevo solo per amore, oggi lo faccio per ammazzare il tempo, sperando di prendere

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