Amo un fantasma
Ora non ho più difese da quando
nel sogno, quasi desto da amore
ancora inespresso,
ho lungamente sfiorato le labbra di lei con le mie
mentre lei ricambiava,
immersi entrambi in un dolce ma teso bisbiglio
che vibrare le labbra faceva, ali frementi
veloci su altre,
così tra innumeri baci
si è ridestato il ricordo
creduto ormai morto.
Ma è vivo, e lande e strade silenti
come allora mi vedo iniziare. Ma
silenzio è il fruscio delle ali
di un uccelletto che sfreccia
via non appena avvertito
dal gocciolio che inizia
pioggia di giugno leggera,
è il palpito rapido del gabbianello
che vola veloce lontano
tagliando l'azzurro del cielo
per tuffarsi profondo nel blu
più scuro del mare;
è il miagolio di un gatto
sofferente di amore
che invano corre,
gira qua e là per la via:
o al lamento esalato
da un violino che chiede, stonato,
un obolo altrui
al cantone, con voce di esule triste
che riecheggia nel patetico
suo tremolo.
Proseguo entro questo silenzio
finché cresce in un rombo indistinto
che mi ottunde la mente, procedo
con passo di cane zoppo, privato
di sostegno di pace, nello zaino
un vecchio masso ha ripreso
il posto suo.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
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