Egloga III
"La crisi economica infiamma molti alla pastorizia,
ma la musa siciliana muta attraversa discariche e rimesse;
ordunque, poi che plastiche e rottami ci tolgono l'occhio,
perché non intoni un canto per l'orecchie?
Ad occhi chiusi, il dolce suono della zampogna
ci riporterà alla musa agreste, o Corintone"
"Che importa della zampogna? Per dove
s'espanderebbe il mio canto, dimmi?
Per stabule cementizie e capannoni forse?
Vagherebbe in orride cave, si snoderebbe
su fiumi putrescenti, in terreni chimici e sterili:
la musa siciliana è morta, o Nerio
e nessuno può risuscitarla!"
"Tutto ha un ritorno, questa terra si rinselverà
quando questa terra perirà; ritornerà l'uomo
cacciatore e poi pastore e dei pastori
la nostra Talia, alla quale offriremo
mele cotogne e canti"
"Le monoculture hanno scacciato i pomi nostri, Nerio,
tuttavia siederò qui con te, e tra zolle di mirìce e dolce citisio
canterò una novella che sembrerà una pestata di more"
"Le belle messi ornano i campi, il cipresso il giardino
i canti i banchetti; or canta Corintone, ciò che vuoi
qui per strada o tra zolle o al fresco di quei fitti noccioli"
"In verità ho la bocca consumata a furia di soffiare,
tuttavia sentirai cosa nuova: è ancora fresca la corteccia
di faggio dove l'ho impressa:
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L'autore
paolo corinto tiberio
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
Commenti (1)
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carla composto10 giugno 2012
complimenti per questo genere si poesia bucolica... Arcadia ...poesia che anche in Europa prese piede... idilliaca ed agreste... bravo il poeta a riproporci questo stile da me molto apprezzato...
