Egloga IV
"Dì, Dameta, di chi è il gregge, forse di Melibeo?"
"Non di Melibeo, ma di Nerio, o Pomata, per Nerio
lavoro, non da molto, a guidare le mandrie"
"Ma sai condurre un gregge? Sai lavare la lana,
sai cardarla? Scusa ma sapevo che eri addetto a ben altro"
"Sono un esodato, assieme a tanti, e a questo lavoro
Corintone mi raccomandò poiché sono bravo a suonare
la fistola odorosa di cera"
"Perbacco, mi diletto anch'io coi flauti, o Dameta,
e allora perché non cimentarci con canti alterni?
Toh, io questa vacca (due volte al secchio viene
e con le poppe nutre una coppia di vitelli) scommetto;
e tu cosa scommetti?"
"L'assegno di disoccupazione è misero e ho ancora
in casa il padre e la madre da sfamare,
ma poiché ti piace fare il pazzo, ecco due cellulari,
opere del divino Alcimedonte; non li ho ancora
messi in funzione, ma li ripongo per la transumanza;
ma vedo avvicinarsi Palemone: farà lui da arbitro"
PALEMONE "Va bene cantate, vi starò a sentire; sull'erba
nuova sediamoci, ora che la campagna e ogni albero
germoglia e la stagione è bellissima;
comincia Dameta, poi Pomata seguirà, uno alla volta:
le Camene amano i canti alterni"
DAMETA "Cominciamo da Silvo, che m'è Silvo patrono,
a lui sacrificammo una cornucopia di miele"
POMATA "A me mi guida Vulvia, di Vulvia io sono,
per lei buttai via la mia Filla"
DAMETA "Tanto Filla ha il mio cuore tra le mani
che a Silvo non lo riconoscono nemmeno i cani"
POMATA "Colla mela me chiama Melitea, puella
viziosa, e scappa al capanno a fare danno"
DAMETA "Dieci mele d'oro donerò alla mocciosa,
corbezzoli e un ramoscello di mimosa"
POMATA "Rimistica puella e spilucca insalatella
afferra prosciuttella e sbatte la ciambella"
DAMETA "Stravacca la vacca e spilucca boffetta
s'attacca la mucca e risucchia la tecchia"
POMATA "Cucca cucca la prisciocca e refrigera la brocca
a ghiacciolini, la sciocca"
DAMETA "Bunga bunga con la ponga, ma la coda
non è lunga e chi la vuol la spunga"
POMATA "Che mi approda che l'allunga
se mentre se ne va con gli asini io bado ai fagioli?"
DAMETA "Ohmé ohmé, come è malconcio il montone nel prato,
l'amore rovina pecore e pastori!"
POMATA "Dì in quali terre si apra uno sprazzo di cielo
non più grande di tre braccia, e per me sarai un dio!
DAMETA "Dì in quali terre nascono fiori che portano
scritti nomi di re e da solo ti terrai Filla"
PALEMONE " Va bene, va bene, anche se difficile
è comporre cotanta contesa, datemi il vostro account,
vi spedirò il mio giudizio via e- mail:
claudite iam rivos pueri sat prata biberunt!
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L'autore
paolo corinto tiberio
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
Commenti (1)
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carla composto17 giugno 2012
ancora bellissime metafore... allegorie... si leggono in questa composizione agreste, nella quale il preparato poeta riporta problemi dei nostri tempi ... coon originalità e aestria... mi inchino a questa opera...
