Nostalgia
Stefano Drakul Canepa
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i vecchi legni
accesi nelle sere
di ribellione
Quei rami erano grandi mani
e l'ombra che mentivi
era il tuo cuore appeso
ad una carezza fatta per fuggire.
Per fuggire un tempo ingrato,
un vuoto salato dai grevi
giorni di miele acido
dalle sue parole irte di niente.
Quei baci erano grandi passi
fra il bosco e la gioia,
fra la radura e le stelle
che bruciavano seni e labbra.
Perché era la sera che nascondeva,
era il buio che viveva
ogni attimo di te abbandonata
al gelo delle prime rose
colte al mattino,
come per morire un cielo.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (2)
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Elena Poldan19 giugno 2012
Mai un titolo é stato così ben consegnato ai versi, che ne rendono perfettamente il senso... Lirica malinconica, striata d'un male che graffia (o sarebbe meglio dire: ha graffiato) dentro, di cui si individua perfettamente la causa. Molto ben strutturata, elegante ed intensa...
Jade20 giugno 2012
Sono sulle stesse corde di Elena, nel titolo c'è già tutto il malessere dell'anima, del corpo e della mente. Una lirica che fà risentire, a chi come me spesso n'è "visitata" ...tutto il male dei graffi interiori. Apprezzata per l'eleganza della stesura, ma anche perché compresa sino in fondo. Bravo Principe!


