Egloga V
“O Dameta, visto che facciamo tutti e due
la stessa strada e abbiamo il tempo in comune
e visto che sei buono, tu a soffiare
nelle ance con precisione e io a dire versi,
perché non ci fermiamo e onoriamo Talia?
Guarda, lì è uno spiazzo di soffice erba,
lì,una giovane quercia ronzante di api
spande la fresca ombra”
“Dolce, o Corintone, è il richiamo della tua voce,
come il mormorio del pino che canta alla sorgente:
come non dargli ascolto?
Anche se gravi sono le questioni
che mi conducono a Roma, tuttavia siederò qui con te,
su questo pendio fiorito di mirìce,
ma non suonerò la zampogna, non si può
o Corintone, non si può suonare a mezzogiorno”
“Capisco, si rivolta Pan”
“In verità ho la bocca consumata
a furia di suonare; orsù comincia,
se vuoi sbeffeggiare Garbone
o scherzare col Furi o infiammarti per Filla,
comincia, Titiro custodirà le caprette”
“Al contrario, o Dameta, ascolterai
una canzone nuova: Eliconidi, presto accorrete!”
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L'autore
paolo corinto tiberio
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
Commenti (1)
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carla composto20 giugno 2012
continuano le raffinate e sentite metafore... riportate ai nostri tempi... comem se ciò che accede ora ...fosse accaduto allora... sempre questo autore...
