Violino tzigano
Mi hai riposto in una custodia,
consunta pelle e stoffa intorno a me.
Ho cantato l'amore,
il dolore della tenebra,
i baci senza risposta verso la Luna cieca.
Le menzogne non hanno volto,
quando sono io a guardarle;
posso aprire il cuore,
frustare l'anima,
raccontare le lacrime a chi non può piangere.
Viaggiare è il mio modo per non morire,
accanto al fuoco dirigo le danze delle donne invisibili,
ideali di bellezza di un tempo che non c'è più,
mentre delle lacrime piangono loro stesse.
Sono l'ultimo baluardo del sogno,
l'ultimo granello di polvere nella soffitta dei desideri,
brucio fra le mani dei reietti,
artisti maledetti che con me divengono poeti.
Ogni canzone è una vita,
ed io sono tante canzoni:
non posso dimenticare,
ma se vuoi ti posso ascoltare.
©
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