Piccole donne crebbero (in collegio)
Eppure siamo sopravvissute
alla solitudine e ai genitori lontano
ai mille divieti e alle tante imposizioni
ai calzettoni e alle gonne sotto il ginocchio
a quel buffo mantello e alla pamela
al ticchettio di orologi ad attendere albe,
al passo austero di una donna nella notte
alla galleria rossa e al fantasma di Giangastone
Eppure avevamo colto insieme i fiori in giardino
suonato a quattro mani un pezzo di Shumann
ricevuto la telefonata da casa nella stanza verde
fumato la prima sigaretta in bagno
e voi che mi insegnavate ad aspirare
Eppure avevamo ascoltato per anni la stessa musica
e la voce severa della direttrice
sognato in silenzio la famiglia lontana
posato lo sguardo sugli stessi tramonti
Eppure ci eravamo specchiate negli stessi specchi
facendo linguacce e a volte le vamp,
scommettendo a chi sarebbe diventata più alta
Eppure avevamo deglutito veleno
indossato le prime minigonne
sotto la casta divisa da collegiale
ci eravamo spedite le cartoline dalle vacanze
e al ritorno raccontato del primo bacio
Eppure avevamo taciuto, sofferto, gioito, urlato
murato le paure in anonimi dormitori,
odiato la stessa istitutrice
improvvisato un’ altalena nel boschetto,
Eppure abbiamo visto crescere il giorno
le stagioni, i figli, le delusioni,
le prime rughe
invecchiare i genitori
Eppure non vi ho dimenticato
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Commenti (2)
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Duilio Martino26 giugno 2012
Un bel sano tuffo nei ricordi... Mi capita spesso di sfogliare nella mente quell'Album di foto un po' sbiadite che gelosamente conservo e... ne vado fiero!. Bellissima! Fiocco
poeta per te zaza27 giugno 2012
Anni "epocali" per la crescita, vissuti in collegio, tra amarezze, complicità e conquiste che rafforzano il carattere, il tutto reso chiaro e partecipato dall'Autrice. Brava Gabriella, il materiale si presta anche ad una miniera di aneddoti!

