Piagata
No, mio amore amato
tu non sai come morire d'amor vorrei.
Mi struggo di portare le stigmate d'amore.
Ma non quelle che di te fecero un Re
quelle che di te fecero un Povero.
Vorrei i piedi piagati di miseria,
che i loro passi avessero raccolto il sudiciume del mondo
e con l'acqua salata delle lacrime lavarli e medicarli.
Vorrei le mani disseccate dal duro lavoro,
così infinito e così incessante da sfamare tutta la gente.
Le vorrei ruvide per celare,
nel canto del Sangue che scorre nel tiepido interno,
la più sublime tenerezza.
Come nel boccio del fiore non puoi sapere il colore vero della dolcezza
così delle mie mani celata io vorrei ogni amarezza
e nello stringerla e portarla al cuore farla vincere da un bacio d'amore.
Vorrei il cuore spaccato dalla tensione del compatire,
dove quello spacco rassomigli al vagire fievole del bimbo angosciato.
Un compatire impotente, che non si crede un Dio provvidente,
ma che nel suo mancare d'azione offra umilmente una canzone:
Mio Dio, Mio tutto, Mio Cibo e mio Digiuno.
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