Mille incanti e cento notti
Stefano Drakul Canepa
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non ricorderai
più le carezze vuote
dei tuoi amanti
Ti parlerò di mille incanti
e dei tanti amanti che hai avuto
non ricorderai che poche cose
stelle nervose gettate al vento.
Ti sognerò in cento notti
e dei pochi rintocchi segnati
al gelo delle piogge sarai nuvola
soffiata via dal respiro in nero.
E nel mio petto troverai rifugio
e indugio fragile che non riposa
mai se non al calore delle sere
fatte per morire, fatte per graffiare.
Ti segnerò al fuoco che divampa
e poi spegne in un tempo ignaro
fatto di gemme e di stelle impure,
di un cuore morto fermo al sole
di una stagione gettata via, nuda
al riflesso delle cose.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (2)
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Laura Maira14 luglio 2012
Bellissima, molto amara, quasi graffiante nel suo dolore consapevole e freddo. Un cuore morto, ormai spento all'amore che ancora ricorda il calore di sere consumate e finite per sempre. Intensa, oscura e toccante. Complimenti
Miriam Badiani15 luglio 2012
Piccole lame di sofferenza emergono da metafore originali, tra il buio ancestrale e la luce di lontane stelle. Incanto e meraviglia, complimenti.


