Non un crine tempestoso
Lena Orfeo
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Non so perchè,
ma quei ragazzi m'intimoriscono,
altri m'incuriosiscono,
già così imbottiti di fumo e noia,
inconclusi...
Son volti, corpi, atmosfere...
eserciti di pile svuotate.
Non un crine tempestoso,
nè pelurie improvvise.
Sento il ghiaccio venirmi giù dalla mano...
Apro il sipario,
c'è sempre un teatro da qualche parte...
Ma quante belle gambe!
Accavallate, divaricate,
rilassate su di un tavolo da ristorante.
Soltanto una di loro siede normale...
la più scema, la più asociale.
La mora, quella scura,
la più sicura,
infila invece la vita tra i denti,
ora sputandola per aria,
ora dilatandola sugli altri.
Neanche l'avesse masticata per anni!
Capitano d'una barca apparecchiata
tra residui di piatti, odori e mosche planate.
Sembra una nave da crociera
sulla schiena di un flutto agitato
con la pretesa di navigare l'Oceano!
Senza saperlo,
taglia da sola tutte le onde,
spacca in due i sorrisi
col suo motore sporco,
s'atteggia ma poi per cosa?
Sembra una diva da grande schermo...
Cos'è che ero io,
cos'è che son loro?
Ingannatori e ingannati,
onnipotenti, frustrati.
Forse ero solo pecora,
ma se scendevo a valle
per racimolare un filo d'acqua
allora ero lupo e volpe.
E riuscivo sempre a vedere il monte,
a scorgerne il sentiero,
a farvi ritorno per poi
nuovamente ripartire.
Oggi, invece, con tutta la maschera,
le pinne e il boccaglio
si fa fatica a risalire.
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