Caronte
Fosti tu
la musica prescelta per mio incubo rosa
tu
con gli occhi tuoi rapaci
svenduta ai miei oblii senza vista
offerta come cantico
a un Dio minore
al mio demone estasiato
con l’abito tuo di sposa
fatto d’edera bruciata
e pizzi di cera consumata
tu la musica
a far danzare le mie stelle infamanti
con dannazioni di echi ciechi
e vortici d’amore
in vene esangui
che si perdono
nell’amplesso dei tuoi versi
tu
e il tuo sapore indecente
tu e la mia voglia di annullarmi
in ciò che chiamano peccato
prendere a morsi
le tue carezze di seta
e inoltrarmi
dentro a questo inferno
fino a che sia vivo
anche l’ultimo mio senso
finanche ci bruci dentro la mia carne
tu Caronte ed io viandante
portami via sulla tua zattera
perdiamoci in questo mare
oltre la nebbia
oltre il silenzio
oltre l’ignoto
©
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L'autore
Turan
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