Lo stupro
Mr Taarces Caifmonac
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Ventitré e trentatré,
venerdì venti sera,
passeggiando per Piazza del Re
con tre amici, due donne e una fiera.
Non parlo, non sento,
respiro,
non vedo, amo a stento,
rimembro,
rimiro,
ciò che attimi prima facei,
ciò che prìa ero e non sembro:
passeggiando pel bosco incantato,
quasi quei che cacciando s'aggira,
una giovin beldonna ho avvistato
sonante tonante una lira.
Una donna che sesso
avevami in anima impresso.
Ed a costa di lei m'apprestai:
non volevo né soldi né guai...
Le sue labbra rosse carnose
movevansi lente, sensuali,
rimandavami agli occhi spettrali,
ai suoi snelli fianchi, così assai appetitosi.
Senza vibrar corde vocali
(mi tremavan le mani nervose),
mi disse d'aver strana voglia
a provare dei brividi nòvi,
a voler farmi passar quella soglia.
Equivoco sembra, non trovi?
Pensando ciò ch'uno s'avrebbe pensato
allungai il braccio, infuocai 'l fiato,
le presi d'istanza una gamba
e mi misi tra l'altra, eccitato.
Essa urlava di grida assai stramba.
Non compresi il terrore,
compresi il calore,
la brama d'amore,
e stuprai quella dama,
ingenuamente,
e non mi venne mai in mente
di come il mio pazzo ansimare
poteva a chiunque sembrare
un'assassina, colpevole lama.
E la fiera comprese, quel cane!,
le mie esitazioni profane;
s'accorse d'un misterioso delitto.
E crepai. Colpevole, morto e sconfitto.
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L'autore
Mr Taarces Caifmonac
Commenti (1)
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Elena Poldan21 luglio 2012
Una prospettiva singolare! Far seguire il percorso mentale del carnefice, la sua cecità nella brama assetata che offusca, bhé, decisamente nn è da tutti!... per non parlare dello stile, volutamente arcaico, ben elaborato... insomma, BRAVO!

