Nero il tuo dolore
Stefano Drakul Canepa
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andremo soli
verso il riverbero
di cento morti
Ricordati di chiudere la notte nello stanzino,
il verme che scendeva a far da esca al tuono
e i tuoi sudori, che lenti scendevano caldi
nel fango di un giorno inutile e troppo lungo.
Al buio che ti faceva tremare con i vespri
malandati in consegna sui flutti d'oro opaco,
sempre lontani dal sangue e da albe lucide,
abbandonate sui ricordi dei primi giorni neri.
Le nenie che ripetevano graffi e antichi sogni,
discordi carezze che mani amiche infrangevano
sulla tua pelle andata a morte sui fragili gesti.
E il tuo livore lento come una valle in rovina.
Fiume di incertezze sui giochi senza un respiro,
ed il dominio che insisteva sulle nuvole soffiate
al suono dei corpi malati di un grembo insano.
Erette le pietre non restava che il vuoto spazio.
Ricordati di chiudere la porta, le pareti sono nere,
nero il vento, il gelo, nero il tuo dolore.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (3)
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Miriam Badiani23 luglio 2012
Una poesia che mette i brividi, rappresentando un angolo oscuro della realtà vissuta o sognata. Uno squarcio tra tenebre di ricordi e paure. Complimenti, Stefano.
Jade24 luglio 2012
E meravigliosamente Black è questa Lirica che mi trascina come al solito nei meandri freddi, bui e dolorosi dell'Autore. Sei fantastico Principe Notturno!
elena leica24 luglio 2012
Mi fermo... e mi copro di brividi notturni nel buio che mi circonda... soffio dei versi che alitano d'oscuro... sinfonia spenta... da un dolore incisivo che lacera dentro. L'ennesima emozione nel leggerti! G R A Z I E!



