Con questi denti
seduta sulla polvere
fra spiaggia e ferrovia,
nell’ombra improbabile di platani stentati,
mordevo una pesca
tenace all’osso
difficile, per mani bambine,
sorvolare il gocciolar dei gomiti,
i piccoli crateri di sabbia assetata,
andare oltre la malinconia
con quel treno di vagoni scanditi a cento
e cento voci
- pacco posta visita partenza -
che al multiplo di quattro
urlavano la festa.
Con questi denti
mordo i giorni dell’estate
in bocca il sapore che non sapevo ricordare.
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Commenti (1)
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Giulia Penzo5 novembre 2012
Ci sono sapori che ritornano, bambini, e che ci fanno sentire improvvisamente adulti. Bella succosa questa tua poesia.
