Pregando dio: la madre

E fu abisso di parole intrecciate
come il seme di uno storpio maledetto
che varcando la soglia degli inferi
trovò il giusto recipiente
e furono le stelle d’abisso madre
e furono quelle a togliere la carne dalle ossa
a farmi fuggire mostrando la mia carcassa
con una spina nel petto al posto del battito d’ali del cigno
e furono le parole d’ortica a farmi maledire
i passi di stelle lasciati su una scia al tramonto
e fui uomo
e fui bestia
il suono mi attanaglio la testa
il liquame e il glicine nel cervello
e i flutti rossi che uscivano da esso
perdonami madre se ho peccato
se il mio gesto è stato villano
e per un pugno d’amore
ho rinunciato alla bellezza
cadendo nella rete
del dio della nera pece.
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L'autore
Psr125712 A
Ho iniziato a scrivere per cercare di capirmi, ho continuato per cercare di farmi capire. Alcune cose le sai solo dopo molto tempo e quando le afferri ti stupiscono. Ora capisco perché molte mie poesie hanno la forma di un dialogo, a volte con me stesso altre con chi mi è rimasto dentro, credo di scriverle perché mi
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