Tempesta
Il tuono ruggiva
sempre più vicino.
Io ricucivo l'orlo dei giorni
che il tempo ci strappava
e nel buio mordevo rabbia e sale.
Aprile s'era tinto di novembre,
gli steli percossi
piegavano le braccia e il capo
sotto la pioggia.
La vita aveva ancora gambe e mani,
era una casa
con le persiane rosse
era acqua di cristallo
ed era progetti e mare
e occhi luccicanti.
Un abbraccio,
senza sapere che numero avrà.
Poi ti vedo
spoglia d'ogni fiamma
sorpresa,
quasi offesa
d'esser stata colta d'improvviso
i sopraccigli appena sollevati
nella domanda ch'è pure mia.
Infine la tempesta è arrivata,
e mi spezza
il ruggire di questo tuono
e mi piega
non sapere dove sei,
ché qui non vedo che un corpo inerte
la tua mano ormai arresa
al gelo di questa primavera.
La beffa d'un sole
finalmente vestito a nuovo
mi schiaffeggia
e non scalda il cuore
pensarti ora libera.
Sei andata troppo lontano
mamma,
seppure sento ancora le tue braccia
e la tua voce sogno ancora
come in questa notte,
che mi siedi accanto.
Già nel cielo
cinguetta l'alba
che mi porta un nuovo giorno,
ancora un altro senza te.
©
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L'autore
stefania giacarelli
Quando ero piccola sognavo di diventare scrittrice, e imitando Jo,una delle "Piccole donne" del romanzo,prendevo due mele e andavo a nascondermi in casa per scrivere...crescendo la vita mi ha portato altrove, ma ho sempre scritto,qualunque cosa, ovunque...su tovagliolini dei bar, sugli scontrini dei negozi...perché qu
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