Era mio Padre

Eccomi Padre
son qui sono tornato
con le mie scarpe rotte
e il mio vestito rammendato
Con i miei silenzi rinunciatari
parcheggiati
fermi in gola
con il mio peregrinar che non ha quiete
sempre in lotta
tra un perdermi e un ritrovarmi
con il fiato prosciugato dai ricordi
con memorie parlanti
accese di quel tattile brusio
che mi rimane freddo e muto tra le rughe
son qui Padre
in questo giorno d’arsura
per chiedere un'altra volta il tuo ristoro
son qui davanti alla tua tomba
in cerca della tua anima
su cui sapevi cavalcar le vie dei venti
in strade
fatte di saggezza e cuore
quelle strade
di cui non mi riesce di trovar l’imbocco
eppur lo sento
che dentro di me c’è
tutto quel tuo amore
insieme a dolore e rabbia
da cui non riesco a liberarmi
per essere migliore
per riuscire a dare
incondizionatamente
così com’era scritto
in quel tuo testamento virtuale
forse un giorno
qualcuno mi darà un fiore
o un petalo cadrà sul mio dolore
forse cavalcherò i venti
sentendoti al mio fianco
o forse già ci sei
e ti vedrò
quando sarò capace
d’asciugare dai miei occhi il pianto.
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L'autore
Turan
Commenti (1)
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Rosafio Giancarlo19 marzo 2014
"e ti vedrò quando sarò capace d'asciugare dai miei occhi il pianto" Una dichiarazione d'amore infinita e sublime. POESIA!
