Pure le vesti
Stefano Drakul Canepa
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le vesti sacre
fatte per oltraggiare
ricordi morti
Pure le vesti sacre consacrate al dio del vento
e tu che neghi un tormento alle sue notti insane,
all'alveare di un desiderio che cresce e poi muore
fra i dubbi delle fate, fra i sogni delle lune ambrate.
E i riflessi di questo cielo dove le nuvole giocano
ed attendono il ritorno di labbra trovate all'inferno,
fra i fuochi sorti a nord dove il calore è un ricordo,
un segno delle estati più malate e lasciate al mare.
Nude le pelli opache dal tocco di temporale, l'aria
sfiorata male per raggelare i vespri, passi diversi
da consumare fra le voglie mentre la sera indugia,
ritorta sulle dita che cercano un delirio d'altra era.
Pure le vesti bianche in trasparenza e la pelle trema
per il fine filo arroventato che cade, lasciando nude
nuvole al pensiero di tanta malizia coltivata ad ore.
Ed i riflessi di questo muro che divide le calde estati
dai loro sogni nati per tremare,
tu non negare, tu non lasciare
questa voglia di trovare il sole.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (2)
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Miriam Badiani27 agosto 2012
Una dimensione onirica, tra l'Inferno ed il sacro, una trasposizione della mente dall'hic e nunc ad un piano parallelo di percezione. Metafore ardite e complesse, complimenti, oscuro poeta.
Laura Maira28 agosto 2012
Tra luce e ombra, suggestiva atmosfera da sogno. Bellissime le immagini e la chiusa... la voglia di trovare il sole. Molto ammirata, complimenti


