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Morte 4 settembre 2012 · lettura 2 min · 2909 letture

Le lacrime dei morti

Stefano Drakul Canepa 4642 poesie pubblicate
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Per me la pioggia non era acqua, era il silenzio dei morti, era il ricordo dei vespri antichi tenuto a battesimo di terra. Era desiderio di vita, labbra in forma di nuvola e goccia sulla sabbia, a soffiare di deserto il destino. Era pioggia nera, ricamo scuro dei regni oltredove. Sentivo ogni cosa ed ogni dolore quando il temporale spargeva ombra e il tuo sguardo di miele acido scioglieva i gesti quasi a tempesta, nell'attesa di un livido annunciato alle prime pene d'occidente. Era la speranza di restare, di coltivare semi e sale nel fango bruciato. Per me il fiume non era acqua, era la vita che scorreva male per finire in un mare di tenebra, era l'altro reame che giungeva a riparo nell nostro cielo sconsacrato dai giuramenti di un nume da scordare. Era la paura di un ignoto, la certezza di un segno inciso sulla pelle bianca. Amavo ogni cosa, anche i silenzi che nascevano piano e poi sfociavano in un finto lago di carezze, anche le certezze non erano quelle di un tempo e il pallido lamento cresceva, poi spariva quasi nelle prime ore dell'inferno. Era la stella più scura che accendeva il cuore, quella della sera ignota. Per me la pioggia non era malata, era il pianto dei miei sogni erano le lacrime dei morti, le grida di un silenzio. Tutto il tempo che non avrei avuto mai.
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Stefano Drakul Canepa
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Commenti (2)

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Miriam Badiani5 settembre 2012

Una danza magica delle parole ad evocare la metafora della pioggia, nella dimensione arcana dei dolori antichi e delle sofferenze contingenti. Una poesia dal grande fascino evocativo,

Laura Maira5 settembre 2012

Una pioggia di dolore, come le lacrime dei morti, silente, rassegnata. Dolore consapevole che nella fragilità ha forza, nell'accettazione. Bellissima e vivida nelle immagini, impeccabile e meravigliosa nello stile e assonanze. Una grande perla. Compimenti.