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Ribellione 9 settembre 2012 · lettura 1 min · 1808 letture

Lamento del depresso

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Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Medice, cura te ipsum. Com'è difficile entrare nell’animo mio, io cerco di capire e il senso sovente sfugge a mia vista interna, seppure anzi vista possa chiamarsi un senso che nulla sente davvero se non talvolta insane paure, o vaghi, indistinti timori ed anche gioie esaltate e febbrili attese; non so, né mai saprò, quali sono e dove essi posano i confini che a sé pone l’istinto – e chi, che cos’è questo ente sconosciuto – posso solo supporre, ma invano, quei ragionamenti, e non cale: ogni sosta a pensare dedicata è vano tempo del tutto perduto. Se questo è l’uomo, come osa pensare di poter penetrare le pulsioni di altri, a loro stessi incognite, o come larve smunte da loro stessi intuìte e nel delirio di febbri cotonose qual minaccia sognate, quale folle speranza di capire quegli animi e i loro moti per curare – quale mai presunzione! – i loro difetti. Chi ha detto che gli atti di pochi sono difetti e quelli dei molti virtù?
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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