Lamento del depresso
Medice,
cura te ipsum.
Com'è difficile entrare nell’animo mio, io cerco
di capire e il senso sovente
sfugge a mia vista interna, seppure anzi
vista possa chiamarsi
un senso che nulla sente davvero
se non talvolta insane paure,
o vaghi, indistinti timori ed anche gioie esaltate
e febbrili attese; non so, né mai saprò,
quali sono e dove essi posano
i confini che a sé pone l’istinto
– e chi, che cos’è questo ente
sconosciuto – posso solo supporre,
ma invano, quei ragionamenti,
e non cale: ogni sosta a pensare dedicata
è vano tempo del tutto perduto.
Se questo è l’uomo, come osa pensare
di poter penetrare le pulsioni di altri,
a loro stessi incognite, o come
larve smunte da loro stessi intuìte
e nel delirio di febbri cotonose qual minaccia sognate,
quale folle speranza di capire quegli animi
e i loro moti per curare – quale mai presunzione! –
i loro difetti. Chi ha detto che gli atti
di pochi sono difetti e quelli dei molti virtù?
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
C
Tutte le opere →
L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!