Metà dell'ombra
Lena Orfeo
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Ti ho visto al telegiornale...
Mi accompagna sempre un filo di tv
mentre cucino.
Io cucino e lei parla
e mentre parla,
io cucino e apparecchio,
certe volte assaggio.
Ad un certo punto sei apparso tu
col sorriso largo,
gli occhi simili alle stelle del Carro,
le onde sicure dei tuoi capelli,
il volto acceso:
la barchetta che ha sfidato l'Oceano.
Ho zittito mio figlio, posato il mestolo:
non volevo perdere una sola parola.
Avevo bisogno di un sogno,
di un Supereroe,
qualcosa di surreale ma REALE,
qualcuno che trascinasse via
la solita nuvola nera.
E tu
hai soffiato lungo
su tutte le parole più tristi
dicendo:
"Lasciate che cadano su di me.
Non esistono colori tra le parole,
sono solo parole
ognuno esprime ciò vuole."
E così, su due piedi (che non possiedi),
sei scivolato sull'inchiostro
e hai scritto quello che hai scritto,
ma in molti nemmeno l'han letto.
Non so come saluteranno il passaggio,
se cadranno come statue senza volto.
Se avanzeranno col binocolo
offuscati da intemperie o polveri del giorno.
Quel che scorgo
è il picco assoluto di coraggio,
il risalire tra le mani
della forza fuoriuscita dalle gambe,
il non nascondersi del mezzo uomo
dinanzi all'uomo intero.
Piuttosto è l'uomo intero
che teme metà dell'ombra
mentre, nascosto nel plaid,
si rifugia per non morir di freddo,
quando grida:
"ho troppa fame e troppa sete
e ancora sete e troppa fame"
sull'orlo del suo Inferno
che non sa come varcare.
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Lena Orfeo
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