è troppo tardi per cambiare

E siamo noi
che decomponiamo il sole
la vita
la terra e l’amore
noi che nascemmo tutti eguali
tutti con lo stesso pane
noi
con le nostre subdole parole
che lacerano
come il fuoco innaturale dell’inferno
con le nostre risposte dolose
con gli abiti macchiati
di filate mancanze
rubati
a chi vive soffocato dai mille tormenti
che abitano nel buio della sofferenza
che azzanniamo i resti
che non lasciamo briciole
del pane sottratto al fratello
che viviamo più di menzogna che di verità
noi
che piangiamo lacrime di pietà
davanti all’orrore della nostra idiozia
dell’invidia dell’uomo
che si nutre di freddo rancore
noi che avremmo voluto cambiare
quando ancora ce l’avevamo una coscienza
ma non sapevamo mai quando
non guardavamo mai l’ora
pensando di avere ancora tempo
chissà
in quale giorno poi guardammo quell’ora
e ci accorgemmo
ch’era ormai troppo tardi.
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L'autore
Turan
Commenti (3)
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Idalgo Visconti13 settembre 2012
Diceva un teologo- filosofo francese: Il grido del povero sale fino a Dio, ma non arriva alle orecchie dell'uomo. Per cui come sempre continueremo a dare consigli e conforto al dolore che non proveremo... Piaciuta.
Francesco Rossi13 settembre 2012
Una composizione poetica che letta attentamente è pure un monito verseggiato dal bravo poeta.
Dolce Neera13 settembre 2012
Una così nobile morte merita certo queste belle rime, oltretutto... penso che non siano stati vani l'amore e il fervore testimoniati da questo Fratello, se hanno indotto a così profonda riflessione...



