Dissonanza cognitiva
Quante volte ho indugiato al cantone
della mia casa prima di rientrare,
per dare alla Fortuna ancora tempo
nel quale far accadere qualcosa
di straordinario, di nuovo, qualcuno
che – leggendo sul viso mio la muta,
per la vergogna e per pudore, supplica
dipinta dentro gli occhi che di pianto
erano gonfi ma pur anche intenti
a lanciare frementi e caldi sguardi,
di quando in quando, tesi ad incrociare
quelli altrui – dicesse alcuna cosa,
sia per saziare la curiosità,
ovvero per un moto di pietà,
onde colmare quel vuoto orrendo
che facendo implodere la mente
avrebbe di me fatto vuoto automa
a sé inutile e sgradito agli altri oggetto.
E come chi per agitate acque
sente in forse la sua vita terrena
ed allora di subito s’aggrappa
al vicino sperdendone le forze
sì che di entrambi cresce il periglio
così chi sente perdersi in quel gorgo
s’attacca forte al primo che gli porge
la fune che lo salva e che li lega,
incauti: assai raramente il rapporto
tra l’uom salvato e quello salvatore
è tale da far dire: è buona lega.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
C
Tutte le opere →
L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!