Autunni e storie
Maria Grazia Vai
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Percepirmi nel muoversi
d’un rumore d’autunno
o del suo cadere sull’acqua
senza lottare
Ora che il cielo ha un verso
e la pioggia nevica
a tratti
sui lunghi cigli d’Agosto
E’ un grido nella notte
e anticipa un silenzio
che si fa sempre più stanco
Mi sveglia ogni sera,
questo giorno di foglie e resine
senza nome
presagio di un dove senza persiane
dove il dolore è soltanto
uno sguardo.
Dischiuso, per ascoltarti l’odore
dei passi. Triste lamento,
muto d’asfalto.
©
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L'autore
Maria Grazia Vai
Commenti (1)
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EnzoL23 settembre 2012
molto dolorosa, questa sensazione di cui narri quasi un lasciarsi andare agli eventi che si frantumano un testo pregno di significato e di bellezza come sempre, del resto...

