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Sociale 25 settembre 2012 · lettura 1 min · 3009 letture

Vele di terra

Pasquale Lettieri 1111 poesie pubblicate
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Vele alte che non avanzano mai verso... Precostituite per un mercato di droga d’oriente. Alto, l’albero che le sostiene... Il rumore dei proiettili è quotidiano o quasi. Del sangue sull’asfalto non importa a nessuno se lo stesso bolle solamente dal caldo clamore. Riguarda solo il povero soldato, burattino di turno. Miseria, stenti, fame... ecco gli ingredienti per tale mare. Scene teatrali, atto terzo, quarto, quinto e prima del sesto, settimo e ottavo. Per tutto l’eterno: “ Sirene spiegate, rumori assordanti. Agenti di pulizia con lustrini lucidati: ”Parate militari, avanspettacolo... Coscienze zittite da un angoscia strisciante, chi sa tace, ha paura. Soprusi di ogni genere, figli smarriti, mani congiunte in preghiera, famiglie in rovina. Ogni perdita di anima è contro qualsiasi logica di stato. Le vele al sole sospinte dal vento non avanzeranno mai. Tutto è teatro. Domani, e dopo ancora, resteranno sempre imbrigliate dal vento incurante. Senza avanzare di un passo. Ferme, le stesse in un mare fatto di droga.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Pasquale Lettieri

La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver

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Commenti (2)

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Azar Rudif25 settembre 2012

della serie " i nuovi ghetti" costruiti dallo Stato stesso.

A
Antonio Terracciano25 settembre 2012

Poesia di elevata denuncia sociale. E pensare che, negli anni Settanta, Secondigliano (ai suoi margini c'era Scampia, allora non ancora edificata) era un assai vivibile quartiere di industriosi operai e commercianti (lo frequentavo) . L'errore fu, subito dopo il terremoto del 1980, quello di trasferire in massa tutti gli abitanti dei Quartieri Spagnoli (già dediti, in buona parte, a commerci illeciti, a scippi, a rapine) a Scampia, approfittando dei danni causati dal terremoto alle loro case, per liberare in realtà il centro di Napoli da presenze sgradite soprattutto ai turisti, che in quegli anni erano diminuiti in modo pauroso. Il mercato della droga, allora nascente, ha poi fatto il resto, che tutti purtroppo conosciamo.