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Amore 25 settembre 2012 · lettura 3 min · 4067 letture

Non voglio più (Il riccio)

Omero Sala 519 poesie pubblicate
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Non voglio più, non posso scriverti delle lettere d’amore (e nemmeno posso scrivere poesie che sono delle lettere d’amore senza destinatario e fruitore). Perciò mi metto qui con carta e penna in questo pomeriggio di settembre e mi perdo a studiar le ragnatele e i percorsi delle crepe sopra il muro in cerca argomenti inessenziali con cui riempire il foglio, così, un po' per celia e un po' per non morire. Ecco, non so, ti scrivo ... ti scriverò del tempo visto che sento i tuoni verso il lago; ti scriverò della gatta che raspa nella ghiaia, dell’orso - mio alter ego di pelouche - che ciondola stranito sulla sedia e pare morto. Ti scriverò del pero essiccato il mese scorso, che poi dopo tre giorni di uragano e tre di sole si è ripreso ed ora è lì che sta fiorendo, sfasato e indifferente come se fosse maggio. Se vuoi, ti posso raccontare del pacco di giornali che non leggo e tengo accatastati su una sedia per quando, prima o poi, deciderò di verniciar le porte dello studio. Oppure ti dico la ragione per cui rileggo per la quinta volta quel libro di Camus che tu conosci. Da quanto non ti vedo e non ti sento? Ti ho detto del mio tavolo intarsiato? e della meridiana, della Canon, della nuova edizione del mio libro, dei quadri accumulati nel salone? e del blog, del viaggio in Grecia che da un po’ accarezzo, delle matite nuove, dello specchio, dell’uva, del canneto? Sai dei ricci che mi vengono a trovare a mezzanotte per rubare le crocchette della gatta? Voglio farti un elenco dettagliato dei film che voglio rivedere un’altra volta; e ti segnalerò quelli che ho visto nei cinema all’aperto l’estate scorsa. Intanto (... tu vedessi!) annoto su una vecchia agenda (è del Duemila e non l'ho mai usata) gli oggetti strani che intendo costruire: il lampadario fatto con un ramo, uno scaffale sagomato a pianta o a forma di capriata, uno specchio da fissar sul monoscopio di un televisore del Sessanta (o un quadro fatto con un televisore lcd appeso nel salotto dentro una cornice rococò). Sto progettando installazioni da spargere nel parco, un tavolo - scacchiera fatto con materiali di riciclo, delle mensole bizzarre, una tenda di tappi di bottiglia, un pouf - contenitore per Ancilla, una maschera grottesca con gli occhiali. Sposto fioriere, mobili e piantane, riordino libri, cerco criteri per classificare le diecimila foto sul computer. Penso alle ragioni ed ai pretesti per cui rinvio di mese in mese la decisione di scegliere al canile un bel bastardo che sia solo mio. ... Ecco. Rileggo quanto ho scritto e ci ragiono. Decido di interrompere all’istante queste divagazioni senza senso e tenerle per me. Anche perché mi è chiaro che queste strampalate digressioni camuffano una lettera d’amore.
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Omero Sala
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Commenti (3)

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Manola Gini25 settembre 2012

bizzarra oserei dire, un dialogo quasi telefonico perché un po' distante, a me è arrivato così.Non la leggo molto come lettera d'amore proprio perché come dice l'autore cammuffata e con tutta onestà a me personalmente non arriva come poesia ma appunto come un dialogo. Originale

Aldo Bilato25 settembre 2012

questa: è poesia!... * la specie umana è ben rappresentata e dell'amore ricorda soprattutto la solitudine... gli oggetti, sono l'oggetto e l'intelletto che viaggia attraverso dinamiche sconosciute...

Amara25 settembre 2012

...ah!... che bellezza... quanta poesia in tutti quei gesti e programmi... dei quali pochi solitamente vanno in porto... ma che sono propulsori dei giorni... è amore... si... perché solo l'amore spinge a condividere... anche quando non lo si può fare... (segnalo un refuso sul viaggio in grecia... che anch'io vorrei programmare...^^)