Ingoia
La notte con la veste corta
i piedi freddi e la tosse in gola
guarda il ponte attraverso il fumo
che lui soffia via senza temere.
Due grosse tette silenziose
due labbra nere e qui si muore
si muore di una vita lenta
mortificata e gobba, mai sazia
di queste brevi eternità galleggianti.
Prosegue l'ora di ogni istante
mentre i demoni si grattano le palle
vedendo passare l'alba
ma è solo un bagliore artificiale
dovuto all'effetto delle pere.
Le mani graffiano l'aria
che nei polmoni grida vendetta
e si ferma singhiozzando appena
ma non una lacrima, nessun problema
lui si lascia scorrere come letto di fiume
come goccia piovana e spento nel lume
ride dei fari angoscianti e veloci
delle auto così anonime e lontane.
Lui rimane e si tocca la faccia e non è
se ne accorge mettendo le mani in tasca
l'accendino del perdente
e tre euro di speranza.
La notte disperata si distende
sui prati maligni della bassa.
©
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