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Questa pagina ha una colonna sonora scelta da Moreno Tonioni
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Introspezione 28 settembre 2012 · lettura 1 min · 3627 letture

28 settembre

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Moreno Tonioni 262 poesie pubblicate
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E’ nel mio genetliaco che specchiandomi nella pozza dei lustri scialati libero il cachinno nel dileggiare quel viso privo dell’affidamento che dell’uomo è fondamento Perché possiedo solo un frusto cocchio trainato da un senescente corsiero Due arance nella laida bisaccia e dei semi di melograno che dileguano dalle saccocce tarmate Vesto un pileo assai bislacco e viete scalcagnate scarpe con suole vaghe che manifestano il mesto affacciare dell’alluce adunco oltre il pedalino liso Ahimè miserimmo me’ nulla ho da dispensare ma siccome questo 28 di settembre d’un dono mi voglio viziare Cavo dall’annoso mio petto l’affranta durame con la fidanza del tuo volerla accettare Perche seppur tristo e misero ho desiderio d’amore e amore da dare a colei che dal mio cupido cuore vorrà lasciarsi vezzeggiare
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L’opera raffigurata è di Andrew Wyeth

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L'autore
Moreno Tonioni

Sono Moreno nella vita reale e never- more (assoluta negazione) quando esprimo emozioni in parole. Nato a Bologna nel settembre del 1959, vivo nelle dolciniane valli della Valsesia. Ottimo gourmet amo la buona cucina abbinata a buoni vini. Questa mia passione culinaria è stata per un importante periodo della mia vi

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Commenti (5)

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EnzoL28 settembre 2012

un giorno speciale per il bravo Autore, un giorno che indica l'inizio della via dura, spesso triste via... un resoconto delle proprie speranze spezzate, il tirare somme su quel che abbiamo (che poi infine caro Never, cosa abbiamo in realtà?) il nulla pervade ogni nostro passo, ci avvolge e solo il nostro essere, il nostro saper donare in qualche modo risuona in questo nulla, da un pensiero all'altro si sparge il nostro di pensiero, il nostro di affetto o amore, perché no, il nostro dolore... quindi nonostante i nostri piedi scalzi e pedalini lisi infondo, possiamo ritenerci fortunati, per quello che facciamo, scriviamo... in qualche modo, speriamo, rimarrà qualche misera impronta no? un testo nel prezioso stile Never More

Annamaria Barone28 settembre 2012

una disamina dolcemara, ironica e forse piuttosto irriverente, l'autore si guarda senza tralasciare nulla, del tempo del passa, delle speranze vane, delle sconfitte, delle pene che si rispecchiano in ogni cellula della pelle, in ogni scintilla degli occhi. Ma non c'è acredine, non c'è crudezza, perché oltre quel "frusto occhio", oltre quel "pileo assai bislacco", oltre "quell'alluce adunco" batte un cuore ancor vivo e giovane, un cuore che anela amore e sogno, che chiama colei che da quel "cupido cuore" si lascerà vezzeggiare. Questa poesia se dovessi trasmutarla in quadro sarebbe l'autoritratto di Van Gogh

Antonio Biancolillo5 ottobre 2013

Ricordo i tuoi scritti... e la necessità di premiare il tuo profondo e spavaldo ricercare quel lessico che attira il lettore... il tuo spontaneo ricercare forbite metafore per trasmettere le emozioni che nascono dalla tua anima... come quel giorno speciale che poi si è rinnovato ancora... e da cui cerchi sempre di ripartire ogni volta che senti incessante quel desiderio d'amore che vuoi donare... Tra i versi di grande impatto... ci fai immergere nel tuo osservarti profondo... e nel tuo specchiarti ripassi istanti di grande malinconia... mentre il cuore ancora sa battere le giovani emozioni dell'amore... Molto apprezzata...

elena rapisa5 ottobre 2013

In quello stile accurato, prezioso che mi affascina Ever more continui a dipingere la vita che per quanto possa essere scarna di gioie si colma di sottinteso amore che si esprime in quella mai perduta disponibilità del cuore di accogliere e dare. Sempre e ancora

Azar Rudif5 ottobre 2013

Non mi piaciono le poesie d'amore perché le trovo scontate e noiose, ma questa ne dà la giusta misura: l'infinito nulla. Cos'è amare se non trasformar in nulla se stessi per donare l'infinito che possediamo? Non è forse distruggersi e non curarsi di se per vezzeggiare e curare chi si ama. E' come quel fiorista che dimentica il sonno, i giorni, le notti, solo per guardare quel fiore che sboccia. La terminologia magistralmente usata toglie tempo e spazio ad un sentimento che non ha tempo e spazio, ma è un nulla infinito. Non è niente ed è tutto. Complimenti!