Al mio funerale
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Credo che l’autore nella parte caudale abbia voluto esprimere il suo ultimo desiderio – tornare bambino quando sgambettando si divertiva ad arrampicarsi su quelle mura dove i capperi avevano un loro modo particolare d’imporsi.
Una vaga ed insolita ironia investe all'inizio questa bella poesia di Rasimaco, che partecipa al proprio funerale sorridendo sarcasticamente per i visi mesti degli "accorati" partecipanti che fra loro, naturalmene, chiacchierano. Come in ogni funerale che si rispetti, per la maggior parte dei casi (o tutti) avviene. Nel finale però la poesia riprende il suo corso altamente poetico, e il poeta, dopo essersi domandato se il suo iter nella vita sia stato positivo o negativo, esprime il desiderio di ascoltare attimi che hanno percorso la sua esistenza: una sinfonia di Beethoven e il rumore delle onde del mare che battono sul muraglione. Là dove nascevano i capperi... Chiara espressione del rifugiarsi in se stessi al di fuori di tutto.
Ad uno sberleffo alla morte si contrappone il ricordo di istanti di sublimazione, è come sconfiggere il tempo.
Come è possibile che mi sia sfuggito questo verso potentissimo e che metterò in cornice... Dico UN VERSO perché non è un insieme di versi, ma lo leggo come un solo verso che manda a quel paese tutto e tutti nel momento di maggior gloria della nostra vita. Comincio a pensare a qualcosa del genere per la mia lapide... mi piace l'idea. Grandiosa la citazione sulla V di Beethoven che io considero l'unica più grande sinfonia mai scritta nella storia dell'umanità e non è dedicata ad un imperatore, come si dice, ma rappresenta il bussare di Dio e quando verranno alla mia lapide... dopo aver letto busserò da dietro la lapide con 4 battute come la V di Beethoven. Semplicemente grandiosa poesia e fenomenali versi... me li incornicio, ho deciso




