Noi
Lena Orfeo
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Tutte le mattine
indosso un tono diverso,
un sorriso stratosferico,
il rossetto di mattone incerto,
gli occhi egiziani.
Porto a scuola il futuro.
E' lì che lo lascio ogni giorno
immaginandolo sul trampolino di lancio
come un aereo in picchiata oltre l'azzurro
in alternanza con le nubi.
Mio figlio ha il volto tenero,
orecchie da roditore,
tutt'altro che agguerrito.
Tra maschi già più alti
abbassa la testa
per non chiedere abbastanza.
Fingo...
la sua scioltezza, la mia leggerezza.
Dobbiamo crescere.
NOI
possiamo bucare il cemento
anche senza tacchi.
Almeno non bariamo, non recitiamo,
non immaginiamo luoghi artificiali,
il nostro posto ce lo abbiamo
ed è un luogo diseredato.
Qui tutti fumano
senza preoccuparsi del filtro,
e mentre gli astronauti cavalcano la luna,
dal fumo dei nostri sguardi curiosi
riusciamo a scorgerne
i contorni evacuati e circoscritti.
E non ci rammarichiamo...
Siamo liberi come alberi
che si librano verso il cielo,
e come gli alberi
temiamo il solo volto
scandito della brina.
Ma ramifichiamo ovunque
suggestionando il giorno
che ci vede acrobati delle stagioni
mal sopportando mantelli invernali
su per le colline.
Sbocciamo allineati per favorire chimere,
e siamo saldi
come gomiti di ferro a questa vita.
Tra una discesa e una risalita,
comunque si parte
e nessuno sa dove si arriva,
nè perché un dì è cominciata.
©
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L'autore
Lena Orfeo
Commenti (1)
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Francesco Rossi16 ottobre 2012
Un racconto in versi sciolti, armonico reale strutturato con ottima metrica.

