Col volo del nibbio
Nino Vicidomini
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Cantava giorni di gramàglia
la civetta
e rispendevi insoliti messaggi
per un epitaffio
da comporre sul basalto.
- Miosòtis, miosòtis -
Tu, breviario d’amore
che rimuginando saggezze
dicevi la vita,
hai voluto provare l’ebbrezza
con il volo del nibbio
ed obliosa planando
sei approdata
alla battigia di quel lido
in capo al mondo
“appagata”.
Volevi rose tèa
per un taciuto addio
e un canto melodioso
al tuo partire.
Tutto traspare...
tra rocciosi anfratti l’arcano sogno
e nei tuoi occhi il nostro cielo
ultimo riverbero.
Avesti rose tèa
e una suadente voce
intonò un pianto all’angelo caduto.
©
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L'autore
Nino Vicidomini
__________________La mia infanzia è scritta sulle scialbe facciate dei palazzi secolari della strada che mi svezzò con il metodo antico. In quella strada vestita di storia che affaccia al Vesuvio io vidi la luce nell’umido basso di un angusto cortile; partorito sul lucido marmo del tavolo in noce c
Commenti (1)
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Rosita Bottigliero19 ottobre 2012
La fine di tutto porta a cancellare ciò che il mondo non riesce a donare... bellissma poesia. Bravo!

