Vuoti geometrici
Commenti (3)
Poesia complessa ed intensa, impostata nello stile di Rasimaco, sempre profondo e sofferto, ma di difficile interpretazione. Si nota qui la disperazione del ritrovarsi schiacciati e sommersi da pensieri banali, pur magari ristretti in lacci dai colori sgargianti, ma che ci lasciano sconvolti ed insoddisfatti, tanto che precipitiamo nello sconforto, come un naufrago che affoga. E per sfuggire a tale tormento facciamo discendere la "ingorda" quiete, della quale, per liberarci dal peso esistenziale, abbiamo un estremo bisogno, quiete che c'illude di concedere una tranquillità "sazia e falsa", che solo però riesce a renderci catatonici nel volgere del nostro corso vitale.
Finissimo il verseggiare dell'autore posso solo aggiungere che i saggi oggi non solo non farebbero conquiste ma al contrario monumenti alla memoria di valori che molti purtroppo non riconoscono più come la dignità, la coscienza, la lealtà e l'unità del pensiero che l'autore riesce sempre a trasmettere nei suoi versi.
Ottimamente espressa questa riflessione che urla un dolore per qualcosa che finisce, e finendo elargisce calma e serenitá non richieste e non gradite, che sembrano solo attestare un'incipiente, inesorabile fine.



