Venti di anarchia
E finì per rotolare a valle tutto il vanto del presente.
Noncurante delle nuove sortite e delle raccomandazioni della gente.
Gli schiaffi presi da un’inflessibile disegno,
mi ricompongono dal vuoto e da un futuro sogno.
L’imprimatur forgiatomi da un Dio vivente si incrina spesso poco incidente.
La mia nuova disciplina non conosce né stili né stereotipi.
Gli inganni del cuore hanno lame affilate, mura gli occipiti.
E non disdegno il verbo dello spirito che si fa incarnazione.
Il coro di mille angeli alla fine, gioco forza, è religione.
I prati intrisi dalla rugiada dell’alba alabastrina,
sono tavolozze di colori in crinolina.
Le ultime aperture della poesia,
sono il risveglio ponderato di un uomo che sposa l’anarchia.
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