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Morte 28 ottobre 2012 · lettura 3 min · 1612 letture

1812 - Il Sergente

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Era una languida furia... una belva... un tigre infame da fauci sì altere, e colle reclute l’alte maniere sembrava ognora malvagio iscordar. Era ‘l suo volto coverto di veglie pustole fredde... di calli vegliardi, e ‘l labbro irsuto chiamava codardi i giovin prodi cui stava a insegnar. Brage d’un diavolo parea ‘l suo ciglio, eran d’acciaro perfino i mustacchi; e crudo urlava a quei sì vigliacchi... a quei che scemi sen stavan d’ardir. Sempr’era rigido, ognor sull’attenti come d’un monte la fervida cima... Dava gran ordini tristi; ma prima iva i suoi forti col detto a ferir. «Siete soltanto madame sì imbelli, donne impaurite d’un arabo haremme»; e poscia urlava un mar di bestemme contra le bestie, gli uomini e ‘l Ciel. Possa d’un fulmine era ‘l suo sguardo, era ‘l suo core una fredda neviera; e ‘l muso osceno dinnanzi alla schiera giammai premiava ‘l valore, lo zel. Era un crudele... un bruto tiranno senza l’impronta d’un po’ di coscienza; ma fulcro ostile d’indegna violenza picchiava i prodi, perfino i compar. Per una macchia sull’aspra uniforme, per una scaglia sur d’una spallina questi metteva all’acre sordina... un giovin forte facea fucilar. In pieno verno, tra l’orride nevi correr faceva co’i modi più rudi i suoi soldati che a petti sì ignudi freddo pativano e tanto spiacer; e poi insultava, vergava i più lenti, né coi veloci sen stava gentile... ei sol pensava di starsen virile infra quei siri che stava a veder. Era una sera; e poscia ‘l banchetto ogni soldato entrava in ria tenda quando de’ gemiti, angoscia tremenda, a questi giovini tristi s’udîr; e dal tendone del bieco tiranno il pianto istrano repente veniva tanto furioso che già incuriosiva tutti gl’orecchi che lì lo sentîr. Allor un forte andò dall’infame, chiese che v’era da piagner; e dopo tornò ai compari e disse che un topo il lor sergente sen stava a turbar... E poscia istanti s’alzava uno sparo che l’aër cupo copriva di pena; e quei soldati sì debil di lena quel truce pianto non più ascoltâr. «È morto ‘l topo» lì dissero alcuni «andiam a letto ché all’alba ci tocca quel tigre oscuro ch’insulti alla bocca ha sempre bruto dinnanzi al valor». Allor il sonno trionfò su que’ militi... Ma in suo tendaggio giaceva ‘l sergente, morto suicida colpito alla mente con alla destra un messaggio d’Amor.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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