Costi quel che costi
Con il fosco cielo,
plumbeo e raffermo,
che ci incombe
in questo tempo,
sulle strade,
nei lumi fiochi delle case,
sul selciato, con passi lenti,
striscianti, o con l'ansia
febbrile, quasi cieca corsa,
per non sentire il tonfo
di chi cade e l'ansimare
del respiro di chi cerca
e più non trova.
Gli occhi che incroci
nel tuo andare nel giorno
ardevano un tempo
nella primavera prossima
all'estate quando il fiore
si faceva frutto e l'adolescente
uomo con la voglia perenne
di felicità.
Qualcuno, qualcosa, ha rubato
la fiamma per falsi confini,
e la verità s'è fatta meretrice
di conquista.
Quanto siamo invecchiati
in questi poveri anni ma
il ricordo di gioventù preme
e alletta la rabbia a continuare
il cammino.
Costi quel che costi ma ci urge
rivedere ancora il mare,
il cielo che irrompe nelle case
con quell'aria di primavera
che non vuol morire,
e non lasceremo morire.
Costi quel che costi.
©
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L'autore
Francesco Fabris Manini
Sono nato nell'immediato dopoguerra e la cronaca della mia vita mi vede risiedere, in tempi e circostanze diversi,in più luoghi geografici e culturali.Soprattutto il Veneto,la Toscana e la Lombardia dove attualmente risiedo.I miei studi primari sono classici (Liceo) e filosofici (Università di Firenze). Amo le mie fig
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