Il fiume della vita
M’ero, stanco, sdraiato lungo il greto
del fiume sempiterno della vita;
credevo – stolto – che fosse scontato
fare una sosta prima di affrontare
le faticose rapide, la vampa
del fuoco che sgomento anche ai più forti
arreca e infine il nudo suol, la terra
greve, ove posare lungamente
e apprendere i segreti, le dolcezze
ed i tormenti indicibili della
nuova esistenza oltre quelle porte
ove rendere conto ai tre guardiani
quale semente al mondo diligemmo,
quale crescemmo e quale – ahimè –sdegnammo.
Ma non v’è luogo né tempo a ritardi,
e trascinato via una possanza
m’invase che sul cammino fatato,
tra la folla mi respinse davanti
a misteriosi ed ignoti dei folli
cui solo svago e orrido piacere
è sentire lo strazio degli umani
e vederli affannati a mendicare
sollievo a quei morbi dolorosi
che meneranno poi a vergognosa
ma quanto mai impetrata morte.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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vinfra4711 novembre 2012
"lode a questa composizione che tratteggia in meravigliosi versi l'andare dove purtroppo ci tocca. il vero malessere dell'umanità è non immaginare che prima o poi ci dobbiamo andare volenti e/o nolenti, in quel luogo. ancora una volta tocchi il cuore e la mente degli uomini"PLAUSO E FIOCCO!