Ardžumand Bano Begum • Mumtaz Mahal (Taj Mahal- dono d'amore)
Smaltato l'azzurro
puro lapislazzulo cozzava contro l'assoluto nitore del marmo
dalle cupole l'occhio abbagliava
in un segnale mai dato d'un tratto si cangiava in rosa
piume di fenicottero dal giro sottile del vento cadute a sfumare
quel da Lei mai visto tramonto,
disfatta l'immaginai, inconsapevole del dono
forse putrida formare rosse pozzanghere
ora che il vento s'alzava a incupire lo scintillìo delle fontane.
Arteria sanguigna nello scorrere del verde intatto
dai profumi dei prati e dei boschi fioriti
ricadere in pulviscolo scarlatto
ebbi
un istante, negli occhi i suoi fianchi rotondi la nudità della spalla
mi si parò davanti risorta dal grembo scuro della terra
col sorriso appuntato di diamante appena un'ora fa
e incastonato il rubino nell'osso occipitale.
Amore
forse, ti permise di tornare
di balzo in balzo scolpita, arricciata nell'aria
sospesa,
riprendevi quello che era tuo e non avevi visto mai
in attenta memoria dal magico mondo della tigre e della pantera
richiusi i grandi occhi come intatto fiore, nel mondo d'altra vita
ritornavi.
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L'autore
malaluna
sono una maschera dietro la maschera scrivo sull'acqua: ciò che scrivo si assorbe e si cancella
Commenti (1)
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Amara11 novembre 2012
...ho visto tutto... davvero suggestiva e bella... quasi un cortometraggio posato su una musica che dalla quiete sale ed esplode, per tornare alla quiete...

