Amarcord d'infanzia
rita iacobone
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Di primavera sentivo la speranza,
mentre le finestre del quartiere
sbadigliavano a rilento.
In un acerbo corpo di bimba, io,
sotto il consueto albero, tra l'erba,
il fiato del mattino carezzava
in alto portava i desideri,
aquiloni vincoli all'estro.
Una randagia gatta per amica,
sul mio giovane grembo accarezzavo,
si, quanta quiete mi affidava.
Complici i teneri pensieri,
scortavo il passaggio d'uccelli
immaginando vertà lontane.
Quanti intervalli di gioco spesi
a darmi un senso al malessere riposto.
Ancora mi riconosco affine
in questa proiezione dell'infanzia
mi ricorda... l'argento sui capelli,
di anni ne ha sfogliato l'almanacco,
ma nel cuore libero da ogni involto
di quei turbamenti colgo ancora il segno.
©
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L'autore
rita iacobone
Chi sono non saprei, da sempre sono alla ricerca di me stessa, cambiando in continuazione come un caleidoscopio. Vivo ogni sensazione intensamente col cuore e così a volte mi esalto altre mi deprimo. E' da questo stato d'animo che nasce da tanto tempo il desiderio di salvare pensieri tra parole di poesia. Tutti quei mo
Commenti (1)
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Giacomo Scimonelli23 novembre 2012
vero... nel nostro intimo restiamo sempre bambini e dimentichiamo spesso questo... versi gradevolissimi con dolcissimo incedere nel rimembrare i momenti più sereni della nostra vita, quelli dell'infanzia... complimenti per lo stile

