In Pensione

Da tempo non ho più una sveglia
ad uccidere trame di sogni;
così scopro albe svezzate,
già piene di mondo e caffè.
Un tempo aprivo i cancelli
ai lenti congedi di nebbie;
guardiano di pigri risvegli,
spegnevo lampioni e privè.
Miravo ad un giorno lontano,
gustando riposi sereni,
ignaro d' ingordi rapaci
in volta già verso di me.
Ed oggi li vedo azzuffarsi
su anguste carcasse di brame
da me conservate a fatica
negli anni, per gli anni e per me.
A mute richieste reclamo,
da questa finestra in affitto,
che lascino almeno i frantumi,
che non prendano tutto per se.
Ma fauci grandi come la fame
minacciano il mio ultimo atto;
non resta che osservare la fine
fingendo un elegante parterre.
©
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