Tutto finiva sempre in pozzanghere
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
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in questa tua, non mi soffermerò con un semplce sì, nulla da togliere ai sì dei colleghi, ma sento il bisogno di esprimermi in modo più eloquente, poiché il disagio di cui narri anche se 'fantasia' credo che sia un disagio a voce comune. in quegli eravamo, tante idee che crescevano dalle dita, ma che finivinano in pozzanghere ci vedo tutti i sogni e l'energie che in tempi fanciulli nascevano in modo naturale, ma che per l'acerba età non avevano frutti, e poi? cosa è cambiato poi? in pratica quasi nulla, anche se non più acerbi, tutto è rimasto pozzanghera, semplici soldatini di plastica che fanno ciò che devono, fai bene a soffiare fin tanto che ci resta voce! dovrei scriverne di più, ma 750 caratteri, sono un'ingiustizia per questo testo

