"Un dolce veleno"
Stefano Drakul Canepa
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spire di sogno
fra le luci graffiate
che notte brucia
Sciolte le forme il gelo esitava
sui greti di cemento lasciati tremare
agli ultimi giorni di novembre.
Nere le rive del male, nere le ore
Confuse le chiome il vento tornava
ai suoi dubbi d'aprile sognati
come in un dolce veleno
che tutto sembrava confondere
Bianche le tracce, bianche le spire
dei fiori sulle pietre fredde di memoria,
tenute a ricordo dei clamori a venire.
Il sole sta per morire ancora
Sospesi i raggi, negate le luci
sulle false promesse di dei usurpatori.
Nel nome del bene predirò tragedie,
per non abbandonare spade e torti
Fermi i canti, fermi i dolori.
Tomba contro tomba a ricamo dei dannati,
supplici piangenti di salvezza negata.
Il sole è cieco, è un ricordo
è un fiume sordo ai sogni del cuore.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (2)
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V
Violeta C11 dicembre 2012
" é un fiume sordo" ma le corde dell'anima saltano ad ogni vibrazione fortemente sentita. Versi che lasciano una scia indelebile sulle tempeste del cuore. Lirica e stile armoniosi nell'insieme.
Miriam Badiani14 dicembre 2012
Un mondo freddo, immobile, lacerato in questa elegante lirica. Molto piaciuta, .

