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Erotismo 15 dicembre 2012 · lettura 2 min · 6433 letture

Una trincea senza uscita

Gianpiero De Tomi 833 poesie pubblicate
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Fluidi corporei che colano sul mio petto indaco figlio dello sfuggente ciano e l'accecante magenta mentre scimmie nere, dall'andatura ritmica sciolgono la loro anima ondeggiando pendule in povere masse, di polvere e pelo bagnato dal vortice delirante, del dito medio impazzito. Lampeggiano le stelle malate di solitudine su uomini deformati dalla pressa collettiva ruote dentate solidali nel loro moto perpetuo schiacciano occhi ciechi, socchiusi nel nulla. Addio alle esplorazioni creative dell'abisso! L'anello sincrono delle coincidenze intrecciate l'imponderabile evento che non collima la sua onda rinnovatrice cigola, ormai decaduta. La fecondazione ambigua ed inevitabile continua nei labirinti delle case marmoree ogni istante un lume infiamma un angolo oscuro ed ogni istante, giovani cosce che si allargano emanando quel richiamo di feromoni crudeli dilatando le arterie dei corpi cavernosi drenando il sangue verso fiumi impetuosi mentre pulsano nelle mani, fiotti caldi di semi ragnatele indissolubili che trattengono frammenti scintillanti, di spirito sconosciuto. Una visione sfuggita, dal profondo Tartaro dove possenti e sagaci topi, godono feroci incisivi affilati, dilaniano le carni inerti rospi muovono lentamente, nella loro saggezza dove mani, dalle spasmodiche contrazioni dalle vibrazioni tetaniche infette ed ammalianti nella loro affinità simili alle carezze degli angeli escono allo scoperto, cercando un appiglio. La follia, trafigge le verità innalzate sulle teste che per troppo tempo hanno mentito al sole frollando lentamente, in amorevoli riflessi perduti come onde s'intrecciano in questa lunga notte un cupo messaggio artigliato, un predatore spinge fino in fondo alla gola l'improvviso ospite nello stomaco vuoto e ferito da una lama che lentamente taglia le viscere, da un ago ricurvo, che ne ricuce malamente i lembi, occultando il dolore. Inganno di cori in abito talare, dal volto indifferente che urlano la gloria divina, penetrando con stiletti affilati e calpestando, innocenti pensieri dal respiro affannato che rantolano, sudditi di una trappola di specchi alla ricerca dell'immagine di spaventose realtà.
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