Testamento

Quando l'ultima stella cadrà
sulle macerie della terra
e non ci sarà più tempo
per senni leggeri
e per celestiali pensieri,
sarò così allibito dalla bestialità umana
così ingenua e distruttiva che non penserò,
non scriverò più.
Fuggirò come la vittima dai suoi carnefici,
farò testamento militare:
lascerò le mie scarpe a chi ha i piedi insanguinati.
Consegnerò il mio coltello tascabile
a colui che non può difendersi dalle ingiustizie umane,
la mia bussola per chi si è smarrito a ovest e non fa ritorno.
Infine donerò i miei occhiali
per chi non sa distinguere la realtà dalla finzione,
con la mia pietra fortunata se ne manca.
Scapperò via, andrò lontano
dove non ci sono grida,
voglio vedere il mare, la vera culla della civiltà
e seduto sulla sabbia rovente,
interrogherò il vetusto arrogante
sui segreti che cela, quelli che solo l'uomo non ha compreso.
Quando l'alta marea infrangerà
me che non ho mai udito la sua voce,
seppellirà il corpo bagnato e ferito,
ma per miracolo mi alzerò continuando amareggiato.
Allora sguainerò la spada di fronte ai giganti arcani,
fossero miei schiavi sarei saggio come un Dio in terra.
Ma scaglieranno la prima pietra su di me
e morirò su quell'altare di pietra come figlio dell'uomo,
mentre un diavolo dal cielo mi insulterà
dicendo che sono solo una mosca
che succhia il residuo del cappucino.
©
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