Tutte le poesie che ho scritto sulla sabbia
Gianpiero De Tomi
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La sfumatura di un singulto, sull'acqua del mare
il riflesso della vita che sublima rinnovandosi
quando scorre velocissima nello specchio vivo
sono occhi ciechi, posseduti da luce tagliente
immense distese di bulbi germoglianti di speranza
brandelli di carne che cadono senza un rumore
e dolore lancinante, nell'assenza del sangue.
Prima dell'abisso del sonno, una visione
le nubi che ricamano il cielo, montagne ignote
grandi masse, diventano nere guglie di piacere
senza eterni legami, nel pensiero di mille destini
che sopportino il peso nelle linee di struttura
quando diramano quella geometria eretica
un silenzio disumano che siede sul trono
un miraggio untuoso, che scivola tra le mani
il fumo, come il genio della lampada che cresce
e spezza le catene che lo imprigionano
un sogno avvolge, come un vento mai evocato
l'innaturale spinta verso l'ingoio soffocante
che cola dalle guance, mentre tutto sublima
l'attimo d'esitazione prima di scoppiare
fissando l'universo onnipresente ed anonimo.
Il desiderio occulto come un serpente
non teme la notte, sibila fra le folli ombre
scivola fra le curve mature di montagne
dormienti che urlano nel sonno violentate
da incubi d'acciaio, che le travolgono
ed attraversano antichi sussurri, assopite folgori.
Parole senza controllo che fuggono come cani
ululano per richiamare la noia
e dietro un cespuglio, si raccoglie la fusione dei corpi
che scambiano l'odore della pelle
lingue selvagge, cercano altre lingue selvagge
e l'unica salvezza, l'inchiostro bianco
per scrivere sulla lavagna senza forma
il cuore in fibrillazione, né sistole, né diastole
l'incertezza del ritmo in di un battito
come il mare, l'istante prima della tempesta
annichilito da penetrazioni dal bordo slabbrato
di tutte le poesie che ho scritto sulla sabbia
consumate dalla marea, nel sacrificio dell'alba.
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Gianpiero De Tomi
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