Doveva essere un cielo d'aquilone bianco e lieve
Doveva essere un cielo d’aquilone bianco e lieve
invece piove
din don dan
li senti i campanellini delle renne di Santa Klaus?
sono i clacson delle auto all’ingorgo bloccate
nei viali spogli di foglie, con vortici di lucette colorate
vestite d’ ipocrisia galoppante
infagottate negli stracci d’un clochard
che manda a fottersi le campane e i campanelli
sogna una cena da re e profumi grassi tra i fornelli
più in là stazionano le puttane
che pure loro se ne sbattono della notte di Natale
vengono dall’africa nera e Cristo non c’è
(ma anche qui lo hanno perso sai? sulla metro delle tre)
dalle pellicce di lusso profumate
guaiscono i fantasmi delle bestioline scuoiate
singhiozza la stella cometa che s’è persa lo strascico di seta
e i Magi che portano in dono la manovra salvaitalia
insieme a una collana dinonso e chissàmaiperché
verrebbe tanta voglia di piangere e imprecare
e forse la pioggia che cade ci riesce più di me
scrollo e spalle e penso alla neve
al suo candore lieve
al gelo sulle mani
a un cielo d’aquiloni
a quello sciagurato di pèreNoèl
che biascica in francese
“ per i bimbi rom
di doni non ce n’è”.
Se tornasse a nascere il Re dei Re si farebbe di nuovo
sulla croce innalzare? Passarono duemila anni
e nessuno sembra capire
che senza Amore
anche il Natale non c’è.
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L'autore
malaluna
sono una maschera dietro la maschera scrivo sull'acqua: ciò che scrivo si assorbe e si cancella
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