Svegliati solo quando sei certo di dormire
Stanza
nebbia
e pulviscoli sgargianti
si affacciano alla mente
li respingo,
della compagnia ho brame alternanti,
28 minuti dopo accorgermi
di aver cotto il lobo temporale
forse per sempre
o per un breve messaggio promozionale?
Restate con noi
chi cambia faccia
non è il benvenuto
e poi dove volete andare
non vi farebbero entrare,
che ci sia da qualche parte
un foglietto illustrativo
a cui rubare il segreto
per sottomettere l’arte
o un modo più produttivo
per ingoiare della vita l’aceto,
o forse solo questo rimane,
fissare le bianche pareti
e dare stanche nozioni all’immane?
Quando raccolgo me stesso
in una stanza anonima
non mi stupisco
è tutto in ordine
nell’incubo tridimensionale
e liquido con un sorriso il casus belli,
potrei aprire gli occhi
orfano di tutti gli acclamati orpelli
e di una voce che accende gli alterchi
ed essere ancora lieto di aver superato
della notte gli orribili echi?
Poi esplodono
suoni di carnevale acido incurante
eccoli lì
antichi amici d’infanzia plebei e decaduti
erano grassi indegni e storti
ora fanno irruzione spavaldi
placidi maiali dai ghigni assorti
le pance e le bocche in gran fermento
si sgozzano con sottile piacere
pensando alla bile del fattore sgomento,
suonano trombe e tamburi
e un vecchio flauto rubato
alla banda delle elementari,
forse della mente un tiepido omaggio
e tremo al pensiero di rompere il ghiaccio,
non conosco nulla di peggio
di un’allucinazione e nei denti il suo calcio.
La stanza infine si placa... davvero?
Non importa,
da qualche parte già spuntano
amichevoli agi, tè caldo e sigaretta
e meningi secernono
brandelli di un sogno
di cui ho mangiato una fetta.
©
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