Una bistecca e una bottiglia
Pioveva forte, e quando dico forte
intendo dire davvero forte.
Avevamo proprio voglia di mangiare qualcosa,
stavamo pensando a questo
e anche a niente
quando sulla strada buia abbiamo visto un gruppetto
di persone
e una ragazza stesa a terra.
Ma ce la siamo immaginata,
perché ciascuna di quelle persone aveva un ombrello
e stavano appiccicati facendo capannello sul marciapiede.
Un ombrello azzurro ghiaccio stava da solo
capovolto in mezzo alla strada
inspiegabilmente.
Quando siamo passati
c’era poco spazio e poco tempo,
e poi lo ripeto, avevamo proprio
voglia di mangiare qualcosa
e di bere del buon vino.
Una volta entrati nel ristorante
ci siamo dimenticati dell’ombrello azzurro ghiaccio
e ci siamo fatti una bistecca e una bottiglia,
mentre la cameriera più brutta della città
ci raccontava la storia della sua vita.
Pioveva forte, ma in pochi se ne sono accorti,
la vita della cameriera era piena di cose
e per un’ora non ce ne fu più per nessuno.
Abbiamo pagato, sazi, mentre lei continuava
a parlare delle sue carie. Una volta fuori
sembrava esserci ancora poco spazio
e poco tempo. Pioveva meno forte.
Pensavo, e forse lo pensavi anche tu,
che il silenzio è sempre più prezioso
e sempre più imitato.
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Commenti (2)
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Amara8 gennaio 2013
...l'unico silenzio, forse, quell'ombrello... 'imitato' fa paura... come sempre mi immergo ferma in quello che scrivi...
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X Bruna Rossini13 gennaio 2013
Poco spazio e poco tempo... è lo specchio della realtà interiore dalla quale solo il silenzio autentico ci può astrarre o salvare. Eh sì, sono da temere i surrogati di silenzio! Ma sempre più spesso si teme il silenzio.
