Grido di madre
rita iacobone
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Figlio mio, per te
con voce di madre, urlerò,
ai sordi despoti, il desiderio di pace,
racconterò l'angoscia generata
dall'alito d'una belva, che ogni alba graffia.
Tra frantumi d'anime e fallaci attese
ti difendo, con cantilene,
dalle ultime urla d'esseri gabbati.
Morde la contesa, l'infanzia,
torsolo di mela da gettare,
violentato il tuo sguardo
da arabeschi rossi di morte,
e il sussulto del vento,
tra fiori di sangue macchiati,
sembra far l'appello a chi rimane.
Figlio mio, tu che del soppruso nulla sai ancora...
vorrei farti rinascere nel luogo che ho nel cuore,
dove il vivere è evidenza.
Tenaci aspetteremo assiame l'apparire
d'una inedita aurora, appesa a fili d'oro,
signora della ragione e della intesa,
e nel silenzio nuovo del mattino,
voli di bianche colombe,
ravviseremo,,
in un cielo così azzurro,
da scolorire in seno l'impronta
del nero della guerra.
©
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L'autore
rita iacobone
Chi sono non saprei, da sempre sono alla ricerca di me stessa, cambiando in continuazione come un caleidoscopio. Vivo ogni sensazione intensamente col cuore e così a volte mi esalto altre mi deprimo. E' da questo stato d'animo che nasce da tanto tempo il desiderio di salvare pensieri tra parole di poesia. Tutti quei mo
Commenti (1)
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Francesco Rossi11 gennaio 2013
Grandissimo e nobile contenuto che lascia poco spazio al commento se non per sottolineare la scioltezza dei versi altamente coinvolgenti per il lettore.

